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 NATI VINCENTI

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Lori

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MessaggioTitolo: NATI VINCENTI   26/11/10, 12:29 am

Nati Vincenti


La vittoria, nell'accezione generale del termine, implica un antagonista da superare: nei giochi a squadre, negli stadi dell'atletica leggera, sul ring, sulle piste automobilistiche, sui campi di battaglia. A rigore, gli unici a meritarsi senza discussione il titolo di vincenti sarebbero i detentori di titoli sportivi e i generali che hanno sconfitto il nemico in battaglia. L'uomo della strada li ammira quasi sempre e quasi tutti (per quanto mi riguarda disprezzo i generali), e il suo entusiasmo, come molti testi di psicologia dimostrano, è spesso alimentato da un processo di identificazione con l'eroe di turno.

Quando si passa alla sfera del privato, le cose si complicano perché l'ammirazione si mescola all'invidia e spesso ne viene sopraffatta. Credo che la cosa si possa spiegare così: il signor Rossi sa benissimo di non avere una muscolatura spettacolare, perciò si identifica col detentore di un primato olimpico perché non può vedere in lui un vero antagonista. Ma quando legge sui giornali che il commendator Bianchi è uscito da un orfanotrofio per diventare il capo miliardario di una multinazionale, il signor Rossi avverte una sottile angoscia che gli torce lo stomaco. «Perché lui sì e io no?» si chiede, e ripercorre il suo iter di impiegato di banca per scoprire dove ha sbagliato, dove si è fatto fregare, quali buone occasioni non ha saputo cogliere.

Scendiamo ancora un gradino e vediamo che le carte sono così rimescolate da creare ulteriori confusioni: è vincente la donna che ti soffia il marito o l'amante, ma è pure vincente chi riesce a farsi invitare da gente che non invita te, o chi durante una cena monopolizza su di sé l'attenzione generale relegandoti in un angolo.
Mi sembra chiaro che il termine «vincente», in questi casi, sia assai arbitrario perché viene stabilito sulla base delle frustrazioni di chi si considera «perdente». E sono proprio tali perdenti cronici ad accusare, in mancanza di meglio, la malignità o l'ingiusta benevolenza degli astri, formulando la domanda che troppe volte viene posta agli astrologi, e alla quale vorrei dare una mia personale risposta.
«Esistono i nati vincenti?»

Indipendentemente dall'argomento ora trattato, tale quesito investe in sostanza tutte le strutture portanti dell'astrologia e della sua interpretazione: dilemmi morali e pseudo-filosofici triti e ritriti, ma non per questo meno interessanti perché si traducono sempre più, con il diffondersi dell'astrologia, in atteggiamenti preoccupanti e opposti. Si passa dal «se tutto è già scritto io non muovo un dito» al «voglio sapere che cosa mi succederà di male così lo evito», passando da posizioni intermedie terrificanti, come quella del padre che regala al figlio sedicenne una motocicletta potente, con la speranza che capiti al ragazzo, e non a lui stesso, l'incidente preannunciato da un sinistro transito di Marte e Mercurio (l'episodio è autentico, nella realtà il padre sciagurato fu poi truffato, giustamente, da un socio malavitoso).

Queste follie, salvo i casi estremi, sono perdonabili perché si riallacciano alla paura del domani che ha sempre tormentato la razza umana. Ma nella faccenda del «nato vincente» vi è qualcosa di nuovo, legato agli schemi e agli automatismi (ormai possiamo chiamarli così) della nostra civiltà postindustriale robotizzata e computerizzata. Se esistono agenzie matrimoniali che ti trovano il partner ideale con le schede di un ordinatore, perché non dovremmo rintracciare nei temi natali le ragioni delle vittorie altrui? E soprattutto, scrutando il nostro, di tema natale, perché non dovremmo scovare il modo migliore per sfruttare le nostre, di potenzialità? Chi sa come io neghi che si possano leggere nelle strutture zodiacali le coordinate del genio, e chi conosce il mio categorico rifiuto a consigliare le mamme circa le attitudini del figlioletto di quattro anni (per evitare al poverino studi coatti) si stupirà nel sentirmi dire che sì, i nati vincenti esistono. Ma purtroppo la cosa non riguarda tutti coloro (e sono la maggioranza) che aspirano a diventarlo. E qui occorre tornare sul concetto di «vittoria», che spetta senza ombra di dubbio agli atleti e ai generali, cioè a individui che si sono scelti un obiettivo molto circoscritto e ben mirato. Gli aspiranti vincenti di nostra conoscenza, invece pur ammirando Napoleone o Maradona o Antibo, vorrebbero emergere sempre e comunque e in ogni contesto, o peggio ancora nel particolare contesto che gli sembra importante in un particolare momento, e ignorano lo sforzo tremendo, il sacrificio globale necessario per raggiungere un solo e unico scopo.
Non parliamo poi delle illusioni, di nuovo appannaggio dei più, che fanno nascere speranze assurde nella mente di chi invece dovrebbe proprio accontentarsi di un'aurea mediocrità. Una gentile signora di mia conoscenza ha una crisi depressiva alla soglia dei cinquant'anni perché, dice, si accorge di non aver sfruttato tutte le sue potenzialità; le quali, tema natale alla mano, non esistevano affatto. La signora in questione dovrebbe ringraziare il cielo per la sua vita agiata e tranquilla, accanto a un marito un po'noioso ma gentile. Al massimo, in questo ambiente di tutto riposo, avrebbe potuto anche lei scegliersi un obiettivo mirato comprando i suoi costosi capi di abbigliamento in ottime boutiques anziché in pessime. Il problema è: possiamo dirglielo? In teoria, sarebbe utile toglierle l'angoscia e il senso di colpa per non aver sfruttato le sue potenzialità immaginarie. In pratica, è assai probabile che la scoperta di non aver mai avuto doti particolari le provochi un trauma terribile.

La cura psico-astrologica va fatta prima e non dopo l'eventuale crisi della mezza età, o della delusione amorosa o della sconfitta professionale, diffondendo il concetto che in ogni tema natale, salvo quelli decisamente catastrofici, si cela la possibilità di una vittoria, ma una sola, ben delimitata e proporzionata alle capacità del soggetto; ossia la vittoria che di solito il soggetto (pensando ai manager miliardari o alle seduttrici professionali) non prende mai in considerazione. Conosco una signora, ben diversa dalla depressa prima citala, che sa cucinare risolti e arrosti sublimi, ed è prontissima a mettere la sua arte a disposizione di amici e conoscenti con grande cordialità. La invitano dappertutto, il cerchio delle sue frequentazioni si allarga sempre di più e migliora in qualità, e in quell'ambito la signora non conosce rivali; insomma è una vincente, anche se un risotto non è paragonabile ad Austerlitz.
Esistono molte virtù che si possono sfruttare in modo analogo, per esempio la discrezione: createvi la fama di persona che mai e per nessuna ragione divulga le confidenze ricevute, e diventerete una ricercatissima mosca rara.

So che quanto sto dicendo farà arricciare molti nasi e lo comprendo perché si tratta di vittorie in un certo senso «passive», non ottenute dal confronto diretto con un antagonista. Siamo arrivati così, dopo tortuoso cammino, a un chiarimento importante: per la mentalità comune il vincente è colui che emerge, ma può emergere solo lottando con gli avversari, il che non è assolutamente vero. I temi dei «nati vincenti» sono quelli che io definisco i temi coerenti, dove le linee di forza sono assecondate da opportune negatività. Un bellissimo rapporto Saturno-Urano, o Saturno-Marte, può dare grande determinazione e volontà di successo, purché il Sole e Plutone occupino posizioni modeste con piccoli aspetti rassicuranti. In caso contrario, per esempio con un Sole all'Ascendente o un Plutone in prima casa, c'è il rischio che la determinazione e la volontà di successo abbandonino la via della costruzione logica e si mettano al servizio del culto di sé. In tal caso gli Altri, tutti gli Altri, diventano automaticamente i nemici che ti insidiano, ti minacciano, non ti coprono adeguatamente di lodi; e le sporadiche o anche consistenti vittorie che il bel Saturno comunque può offrire, saranno sempre insufficienti per un soggetto pericolosamente incline alla paranoia e che scenderà nella tomba portando con sé le sue manie di persecuzione.
In tutta sincerità, mi sembra più «vincente» un tema di tipo opposto: un bel Sole in prima o in decima casa, ma accompagnato da un Plutone insignificante e da forti limitazioni dei pianeti intellettuali, per esempio un quadrato o un'opposizione Saturno-Mercurio. Il soggetto di solito è contentissimo di sé, soddisfatto di tutto ciò che fa, perché Saturno leso gli risparmia i tormenti dell'autocritica; e insomma somiglia assai al noto conduttore di una trasmissione sportiva che appena entra in scena subito si inchina ringraziando per gli applausi, mentre il pubblico in studio non ha ancora cominciato a battere le mani. La mancanza di intelligenza, se sfruttata a dovere, può essere uno splendido strumento di vittoria perché consente di tuffarsi in modo sincero e globale nella banalità, che è il prodotto di consumo attualmente più richiesto.

Accanto ai vincenti frustrati (in realtà perdenti) e ai vincenti imbecilli, troviamo i vincenti occulti, che sono di due tipi. I primi sono rappresentati da coloro che hanno identificato la vittoria con la realizzazione di una vita pacifica: non hanno ambizioni, né desideri definiti abitualmente modesti perché privilegiano i propri comodi nell'ambito di una tranquilla agiatezza. Di solito sono dei gioviali e/o dei venusiani positivi, senza l'avida oralità suggerita da un Giove leso e senza il sentimentalismo fasullo suggerito da una Venere disastrata. Per garantirsi una solida unione si scelgono il partner giusto, che ovviamente è ben lontano da alti livelli di prestigio, bellezza o ricchezza, tre supposte qualità che in campo coniugale hanno fatto più vittime di Tamerlano. L'ossessione di arricchire non li sfiora, cambiano l'auto quando proprio non funziona più, ma nel frattempo sanno muoversi all'interno di questo piccolo mondo in modo da ottenere che coniuge figli e parenti siano sempre pronti ad assecondarli affettuosamente. Chi trovi spregevole questo quadretto si guardi attorno e conti quante persone di sua conoscenza hanno raggiunto simili risultati; saranno pochissime e degne di ammirazione, perché la loro è stata un'autentica vittoria contro i pregiudizi correnti, contro i modelli pubblicitari e mass-mediatici, contro quella tendenza a vincere aggredendo che sta portando il mondo al disastro. E non crediate che si tratti di una vittoria spontanea e casuale: provate a imitarli e vedrete quanta fatica vi costa essere gentili con la moglie e con l'idraulico, o lasciarvi sorpassare sull'autostrada senza batter ciglio. La seconda categoria di vincenti occulti è rappresentata dai grandi artisti e dai grandi scienziati, molto meno numerosi di quanto i giornali e le vendite all'asta ci vogliano far credere. La loro è una vittoria della fantasia e del genio, così perentoria, così intimamente coinvolgente da non aver bisogno, in molti casi storici, né di riconoscimenti immediati né di successo. Nessuno più perdente di Galileo Galilei o di Miguel Cervantes de Saavedra nell'ambito della vita personale, ma quale orma hanno impresso nel cammino della civiltà.

E' però dubbio che l'immaginario collettivo di tutti i tempi, e in specie dell'attuale, guardi a simili personaggi come a modelli ideali. Il nostro mondo è dominato dalla smania del tutto, subito, senza far fatica. Capita allora che sia scambiato per un nato vincente chi è soltanto aggressivo, prevaricante e magari violento. L'equivoco è grave e spesso fonte di disastri perché la violenza è una professione che esige gli stessi sacrifici e la stessa programmazione di tutte le altre, e chi la esercita sporadicamente in famiglia, in ufficio o nella vita sociale finisce col ritrovarsi emarginato e perdente.
La vittoria è un'altra cosa, richiede sagace sfruttamento delle proprie qualità, chiara conoscenza dei propri limiti, costanza inflessibile e, nel caso di molti divi industriali e politici, uno stomaco foderato d'amianto per ingoiare ripugnanti rospi. La vittoria soprattutto ha un prezzo altissimo di cui il pubblico ammirato si dimentica, o che non vuole nemmeno vedere. Perché se identifichiamo la vittoria con il successo, raggiungerlo significa non volerlo perdere, e da qui gli incubi dei ministri alla vigilia delle elezioni, i sudori freddi dei cantanti rock che vedono diminuire i loro fans, le paure perenni di attentati e rapimenti che costringono i plurimiliardari a vivere all'ombra dei guardaspalle.
Se scendiamo a livelli più bassi, prima di invidiare le rubamariti o i colleghi rubapromozione bisogna pensarci due volte: perché dietro la facciata delle donne belle si cela spesso un rosario di penitenze, diete perenni, massaggi sadici, lifting dolorosi; e l'impiegato in rapida ascesa ha calcolato ogni sua mossa e ha sacrificato il tempo libero per studiare informatica e lingue straniere invece di andare al cinema o alla partita come fanno i suoi compagni d'ufficio.

Qui può riemergere la domanda di rito: «Si vedeva dal loro tema natale?». Sì, si vedevano la loro determinazione, la loro capacità di sacrificio, l'organizzazione dei mezzi per il conseguimento di uno scopo, e uno solo. La speranza di vincere contemporaneamente a tutti i tavoli di un casinò, o successivamente in tutte le mani di una partita di poker, non solo è irrealistica, è anche stupida. Ce lo dicono lo Zodiaco e l'esperienza, purtroppo non sempre comunicabile ai consultanti. «Ho più probabilità di diventare un cantautore o un pittore?» mi chiede un lettore di Sirio, attualmente magazziniere in un supermercato. Tema alla mano, dovrei dirgli che tra dieci anni, se unirà ai suoi risparmi un prestito di suo cognato, potrà aprire una piccola officina di riparazioni meccaniche. Ma naturalmente non glielo dico e cestino la lettera. Mi avesse fatto una domanda più modesta, probabilmente avrei potuto dargli consigli utili e proporzionati alle sue vere, anche se umili, potenzialità.

Purtroppo l'umiltà è virtù ormai rarissima, e la voglia di faticare in via di sparizione. A chi si siede in poltrona sperando di essere nato vincente solo la RAI può dare di tutto, di più, quando vien la sera.

Lisa Morpurgo


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