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 ESPRESSIONI DEL "TETRABIBLOS" Claudio Tolomeo

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andrea

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MessaggioTitolo: ESPRESSIONI DEL "TETRABIBLOS" Claudio Tolomeo   15/07/08, 02:11 pm


Tetrabiblos I, 13 - I segni configurati.


La prima familiarità che intercorre tra le parti dello zodiaco è prodotta dalla mutua configurazione. Sono mutuamente configurate tutte quelle parti che si trovano in una posizione diametrale, abbracciando due angoli retti ovvero sei segni o 180 gradi; quindi quelle che sono in posizione triangolare, abbracciando un angolo retto più un terzo o quattro segni o 120 gradi; poscia quelle che son dette in quadratura, abbracciando un angolo retto o tre segni o 90 gradi; infine quelle che sono in posizione esagonale e che abbracciano due terzi di un angolo retto, ovvero due segni o 60 gradi. La ragione per la quale solo questi intervalli furono accettati possiamo comprenderla dai seguenti motivi. Per quanto è del diametro, la spiegazione è di per sè manifesta, in quanto produce gli incontri su una sola e medesima retta. In seguito, se prendiamo le due frazioni 1 e i due superparziali massimi nella musica e se applichiamo le frazioni di 1/2 e di 1/3 al diametro, che è costituito di due angoli retti, l'uno produrrà la figura del quadrato, l'altro, quello di 1/3, la figura dell'esagono e del trigono. Dei superparziali, se applichiamo il sesquialtero e il sesquiterzo all'intervallo di un angolo retto, il sesquialtero produrrà la figura del quadrato rispetto all'esagono, il sesquiterzo la figura del quadrato rispetto al trigono.

Ora, di queste configurazioni i trigoni e gli esagoni sono dette armoniose, in quanto composte di segni della medesima specie, ovvero intieramente maschili o femminili; disarmoniche le figure quadrate e diametrali, in quanto costituiscono un rapporto che si fonda sull'antitesi della medesima specie.





Tetrabiblos I, 12 - Segni maschili e femminili.


Inoltre sei segni furono assegnati alla natura maschile e diurna, altrettanti a quella femminile e notturna. Ciò venne compiuto seguendo un ordine alterno, giacché sempre il giorno si accoppia alla notte e le è prossimo e sempre il femminile al maschile. Inoltre, così come l'Ariete, per le ragioni menzionate, venne assunto ad origine, allo stesso modo il principio maschile precede e primeggia, poiché ciò che è attivo è primo in potenza rispetto a ciò che è passivo. Per ciò le dodicesime porzioni dell'Ariete e della Bilancia sono ritenute maschili e diurne, ed altresì perché in esse passa il circolo equinoziale, che porta a perfezione il moto primo e più valido dell'universo tutto. Le porzioni dello zodiaco che ad esse seguono si trovano pertanto disposte, come abbiamo detto, in ordine alterno.

Alcuni poi dispongono l'ordinamento dei segni maschili e femminili a partire dal segno che sorge, che è detto oroscopo, e da lì pongono l'origine del principio maschile. Altri ancora, così come assumono quale inizio dei segni tropici il segno lunare - giacché la Luna muta direzione più velocemente degli altri astri - pongono l'origine dei segni maschili a partire dall'oroscopo a causa della sua posizione orientale e, servendosi similmente di un ordinamento alterno, dividono i quadranti nella loro intierezza, giudicando mattutini e maschili sia il quadrante compreso tra l'oroscopo e la culminazione, sia quello opposto compreso tra l'occidente e la culminazione inferiore, vespertini e femminili i rimanenti».

Altre denominazioni furono attribuite ai segni in virtù delle immagini che giacciono in essi, quali ad esempio gli appellativi di quadrupedi, terrestri, sovrani, di molto seme e simili. Riteniamo superfluo enumerare tali denominazioni, in quanto la loro causa è in sè chiara e direttamente visibile; d'altro canto la qualità significata da siffatte immagini è ulteriormente esposta all'interno di quelle predizioni in cui la sua utilità appare manifesta.



Ultima modifica di andrea il 26/11/08, 05:01 pm, modificato 3 volte
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MessaggioTitolo: Re: ESPRESSIONI DEL "TETRABIBLOS" Claudio Tolomeo   15/07/08, 02:13 pm

Tetrabiblos I, 11 - Segni solstiziali, equinoziali, solidi e bicorporei.


A quanto abbiamo sopra esposto si deve aggiungere la distinzione dei caratteri naturali dei segni dello zodiaco così come sono stati tramandati. Le loro costituzioni più generali sono in vero analoghe ai tempi che in essi si producono. Inoltre, alcune loro proprietà provengono dalle familiarità che il Sole, la Luna e le stelle hanno rispetto a loro, come spiegheremo nel seguito della trattazione, allorché esporremo le virtù dei segni per sè, considerati in assoluto, e l'uno rispetto all'altro.

La prima distinzione dei segni proviene dall'essere alcuni solstiziali, altri equinoziali, altri solidi, altri bicorporei. Due sono i segni solstiziali, l'uno occupa i trenta gradi a partire dal solstizio estivo ed è il segno del Cancro, l'altro i trenta gradi a partire dal solstizio invernale ed è il segno del Capricorno. Questi segni presero nome dall'evento che in essi si produce, giacché il Sole al loro inizio si volge indietro, convertendo in senso contrario il suo percorso in declinazione e produce nel Cancro l'estate e nel Capricorno l'inverno. Altri due sono chiamati equinoziali, l'uno a partire dall'equinozio vernale, l'Ariete, l'altro, la Bilancia, a partire dall'equinozio autunnale. Anch'essi presero nome dall'evento che ivi si verifica, giacché quando il Sole giunge all'inizio di essi rende ovunque le notti uguali ai giorni.

Dei rimanenti otto segni quattro sono chiamati solidi e quattro bicorporei. Sono solidi i segni che seguono i tropici e gli equinoziali: Toro, Leone, Scorpione ed Acquario, giacché quando il Sole giunge in essi l'umidità, il calore, la secchezza e il freddo dei tempi dell'anno, quali principiarono nei segni loro precedenti, ci toccano maggiormente e in modo più solido; non già che la costituzione del tempo sia allora più sincera, ma perdura alquanto, onde sentiamo facilmente con i nostri sensi il loro vigore.

Bicorporei sono i segni che seguono i solidi: Gemelli, Vergine, Sagittario e Pesci, giacché si trovano tra quelli solidi e i tropici ed equinoziali, sicché partecipano, per la loro fine ed il loro inizio, alle proprietà naturali di due costituzioni del tempo.




Tetrabiblos I, 4 - La natura degli astri erranti.


Fu ravvisato esser nel Sole una qualità efficiente essenziale che riscalda e dissecca alquanto. I nostri sensi percepiscono più agevolmente questa sua qualità che non quella degli altri astri sia per la sua magnitudine, sia per l'evidenza dei mutamenti stagionali. Invero, quanto più il Sole si approssima al nostro vertice, tanto più ne sentiamo l'azione.

La Luna, essendo prossima alla Terra e alle sue umide esalazioni, ha grande forza nell'umidificare. Pertanto la sua azione consiste nell'ammollire e nel putrefare i corpi; nondimeno, a causa della luce che riceve dal Sole, partecipa alquanto al dare calore.

La qualità della stella di Saturno consiste nel raffreddare grandemente e, in parte, nel disseccare, giacché molto è distante, come appare, dal calore del Sole e dalle umide evaporazioni della Terra. Ora, le virtù di questa e delle altre stelle erranti si trae dalle osservazioni delle loro configurazioni con il Sole e con la Luna. E' invero manifesto che le une stelle in un modo, le altre in un altro, concorrono a modificare per aumento e per diminuzione la costituzione del cielo che tutto abbraccia.

L'efficiente qualità della virtù della stella di Giove è temperata, essendo posto il suo moto tra la freddezza dell'astro di Saturno e l'infiammazione dell'astro di Marte. Invero riscalda e inumidisce al contempo, ma la sua virtù calorifica è maggiore, a causa delle sfere poste sotto di essa, sicché diviene autore dei venti fecondi.

La natura della stella di Marte consiste soprattutto nell'inaridire e nell'abbrucciare, in conformità al suo colore rosso di fuoco e alla sua vicinanza al Sole, la cui sfera sotto di esso è posta.

Dei medesimi effetti della stella di Giove è autrice quella di Venere, in quanto la sua virtù è temperata, ma in proporzione contraria. Infatti riscalda alquanto per la sua prossimità al Sole, ma soprattutto, al pari della Luna, inumidisce per la magnitudine della sua luce, appropriandosi delle esalazioni degli umidi vapori che circondano la Terra.

Si ravvisò infine che la stella di Mercurio in uguale misura ora è disseccante e riassorbe gli umori, giacché mai si allontana molto dal calore del Sole per longitudine; ora inumidisce, giacché si trova posto sopra la sfera più prossima alla Terra, quella lunare. Ed in entrambe le condizioni compie rapidi mutamenti, come pervaso dal soffio nel suo veloce moto in prossimità del Sole.
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MessaggioTitolo: Re: ESPRESSIONI DEL "TETRABIBLOS" Claudio Tolomeo   15/07/08, 02:14 pm

Tetrabiblos I, 5 - Astri benefici e malefici.


Due dei quattro umori, il caldo e l'umido, sono generativi ed operanti e per la loro virtù ogni cosa attecchisce e cresce. I due rimanenti, il secco e il freddo, sono distruttivi e passivi e per la loro virtù ogni cosa si risolve e deperisce. Per questo gli antichi giudicarono benefiche le stelle di Giove, di Venere ed altresì la Luna per la loro natura temperata e per il prevalere in esse del caldo e dell'umido. Malefiche le stelle di Saturno e di Marte, in quanto operanti effetti di contraria natura; la prima a cagione della sua eccessiva freddezza, la seconda della sua eccessiva secchezza.

Considerarono poi che il Sole e la stella di Mercurio, a cagione dell'universalità della loro natura, hanno facoltà di operare in entrambi i modi, essendo suscettibili di subire modificazioni, segnatamente da parte degli astri a cui si accostano.



Tetrabiblos I, 6 - Astri maschili e femminili.


Due sono i primi generi naturali, il maschile e il femminile. Pertanto, delle predette virtù, femminile è quella ove abbonda la sostanza umida; questa qualità è infatti di norma assai copiosa in tutto ciò che è femminile, mentre le altre qualità appaiono piuttosto in ciò che è maschile. Si tramanda quindi a buon diritto che la Luna e la stella di Venere sono femminili per il prevalere in esse della sostanza umida, mentre il Sole e le stelle di Saturno, di Giove e di Marte sono chiamati maschili. Quanto alla stella di Mercurio, ad entrambi i generi partecipa, in quanto è produttiva in uguale misura di entrambe le sostanze, il secco e l'umido [...].



Tetrabiblos I, 7- Astri diurni e notturni.

Due sono gli spazi più evidenti entro i quali si compie il tempo. Di questi, il giorno mascolinizza maggiormente per il calore che gli è proprio e per la sua attività; la notte femminilizza per la sua umidità e la sua quiescenza. Si tramanda pertanto che la Luna e la stella di Venere sono notturne, il Sole e la stella di Giove diurne, mentre la stella di Mercurio ad entrambe le nature partecipa, essendo diurna nelle sue configurazioni mattutine, notturna in quelle vespertine.

Ciascuna delle due condizioni fu assegnata anche alle due stelle di essenza corruttiva, non già a cagione della simiglianza di natura, ma della contrarietà. Infatti, quando ciò che ha una buona costituzione si unisce a ciò che gli è simile, il suo beneficio si accresce, mentre quando ciò che è distruttivo si unisce a ciò che gli è dissimile la maggior parte del danno è respinto. Per questo la stella di Saturno, che è fredda, fu assegnata al calore del giorno e quella di Marte, che è secca, all'umidità della notte. In tal modo ognuna di esse, avendo una giusta proporzione del proprio temperamento, diviene membro di quella fazione che ne rappresenta il principio di equilibrio.




Tetrabiblos I, 17 - I domicili di ciascun astro.


Gli astri erranti hanno inoltre una relazione naturale con le parti dello zodiaco in forza dei cosiddetti domicilii, trigoni, esaltazioni, confini e simili. Per quanto attiene ai domicilii, questo è il loro ordinamento naturale: dei dodici segni, quelli maggiormente boreali e più prossimi al nostro vertice sono per ciò produttivi di calore e di ardore ed essi sono il Cancro e il Leone che vennero assegnati quali domicilii ai luminari, i corpi celesti più grandi e più eminenti. Il Leone, in quanto segno maschile, al Sole; il Cancro, in quanto segno femminile, alla Luna.

In seguito, l'emiciclo compreso tra il Leone e il Capricorno fu denominato solare; l'altro, dall'Acquario al Cancro, lunare, sicché in entrambi gli emicicli fu attribuito a ciascuno dei cinque astri un segno, l'uno configurato rispetto al Sole, l'altro rispetto alla Luna, in conformità ai moti delle loro sfere e alla peculiarità della loro natura.

Alla stella di Saturno, che è soprattutto frigidifica e la cui natura si oppone al calore e la cui sfera è la più alta e la più lontana dai luminari, furono attribuiti i segni opposti al Cancro e al Leone, ovvero il Capricorno e l'Acquario. Ora, per quanto è di tali segni, essi sono freddi e invernali e per quanto è della figura del diametro, essa è contraria a generare il bene.

Alla stella di Giove, che è temperata ed è posta sotto la sfera dell'astro di Saturno, furono attribuiti i segni contigui ai due predetti, il Sagittario e i Pesci, che sono ventosi e fecondi e configurati ai luminari con l'intervallo del trigono, che è figura armonica e benefica.

In seguito, alla stella di Marte, la cui natura è prevalentemente disseccante e la cui sfera è posta sotto quella dell'astro di Giove, furono attribuiti i due segni contigui che hanno natura ad essa stella simile, lo Scorpione e l'Ariete, i quali, in conformità alla qualità distruttiva e discorde, formano una distanza di quadratura rispetto ai luminari.

Alla stella di Venere, che è temperata e segue l'astro di Marte, furono attribuiti i due segni contigui, la Bilancia e il Toro, i quali sono fecondissimi e che serbano l'accordo proprio dell'intervallo esagonale; d'altro canto questa stella mai si allontana dal Sole di più di due segni in entrambe le direzioni.

Alla stella di Mercurio, infine, che mai si allontana dal Sole di più di un segno in entrambe le direzioni e la cui sfera è inferiore a quella delle altre stelle e maggiormente è prossima ad entrambi i luminari furono attribuiti i due rimanenti segni, che sono contigui ai domicilii dei luminari, i Gemelli e la Vergine.
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MessaggioTitolo: Re: ESPRESSIONI DEL "TETRABIBLOS" Claudio Tolomeo   15/07/08, 02:15 pm

Tetrabiblos I, 19 - Le elevazioni.


Il fondamento delle cosiddette elevazioni degli astri erranti è il seguente: quando il Sole giunge in Ariete compie una transizione verso l'emisfero più elevato e boreale, in Bilancia verso l'emisfero più depresso e australe; fu pertanto convenientemente attribuita al Sole l'elevazione in Ariete, giacché ivi comincia ad accrescere la grandezza del giorno e il potere calorifico della sua natura, mentre la Bilancia fu posta quale sua depressione per le ragioni contrarie.

La stella di Saturno, affinché avesse, come nell'ordinamento dei domicilii, una posizione opposta a quella del Sole, assunse per antitesi il segno della Bilancia quale sua elevazione, il segno dell'Ariete quale sua depressione, giacché dove aumenta il calore il freddo scema e dove il calore diminuisce si accresce il freddo.

La Luna, dopo essersi unita al Sole nel segno della di lui elevazione, compie la sua prima apparizione e principia ad accrescere la sua luce, quasi si elevasse, nel Toro, che è il primo segno del suo proprio triangolo. E tale segno ebbe dunque quale sua elevazione, mentre lo Scorpione, che ad esso è opposto, è il segno della sua depressione.

La stella di Giove, che è produttiva dei venti boreali e fecondi, quando è in Cancro perviene al suo limite boreale ed accresce e perfeziona la sua forza. Questo segno fu pertanto posto come sua elevazione, come sua depressione il Capricorno.

La natura della stella di Marte è infuocata e diviene maggiormente ardente soprattutto in Capricorno, giacché ivi è nel punto più australe. Assunse pertanto convenientemente la sua elevazione in Capricorno per antitesi alla stella di Giove, la sua depressione in Cancro.

La stella di Venere ha natura umidificante soprattutto allorché è nei Pesci, ove si preannunzia l'avvento dell'umidità primaverile e dove accresce la propria virtù. Nei Pesci fu pertanto posta la sua elevazione, nella Vergine la sua depressione.

Al contrario, la stella di Mercurio è alquanto secca e per naturale contrasto nel segno della Vergine, ove la siccità autunnale si preannunzia, questa stella quasi s'innalza e nel segno dei Pesci si deprime.



Tetrabiblos I, 18 - I triangoli.


Le ragioni di familiarità dei triangoli sono le seguenti: la figura triangolare ed equilatera è in sè la più armoniosa e lo zodiaco stesso è definito da tre circoli, l'equinoziale (1) e i due tropici, sicché anche le sue dodici parti sono divise in quattro triangoli equilateri.

Il primo di essi, definito dall'Ariete, dal Leone e dal Sagittario, si costituisce di tre segni maschili e contiene i domicilî del Sole, della stella di Marte e di Giove. Fu assegnato al Sole e alla stella di Giove, essendo l'astro di Marte contrario alla fazione solare. Di questo trigono, il Sole assume il primo dominio durante il giorno, la stella di Giove durante la notte. Inoltre l'Ariete è prossimo al circolo equinoziale, il Leone al circolo estivo, il Sagittario al circolo invernale. Questo triangolo è essenzialmente boreale, in virtù della partecipazione al dominio della stella di Giove, che è feconda e ventosa, in conformità ai venti che soffiano da settentrione. Ed in forza del domicilio di Marte riceve una commistione del libeccio, sicché è di fatto nordoccidentale, giacché di tali venti è generatore l'astro di Marte, vuoi perché segue la fazione della Luna, vuoi per la femminea natura dei luoghi occidui.

Il secondo triangolo, definito dal Toro, dalla Vergine e dal Capricorno, è costituito da tre segni femminili e conseguentemente fu assegnato alla Luna e a Venere. La Luna predomina quivi la notte, la stella di Venere di giorno. Ora, il Toro è maggiormente prossimo al circolo estivo, la Vergine all'equinoziale, il Capricorno all'invernale. Questo triangolo è essenzialmente meridionale, in forza del dominio della stella di Venere, in quanto di siffatti venti è generatrice per la sua virtù umida e calda. Riceve nondimeno una mistione del subsolano, giacché il Capricorno, domicilio della stella di Saturno, è compreso in esso e pertanto questo triangolo appare di fatto, in contrasto con il primo, sudorientale; invero di siffatti venti è generatrice la stella di Saturno ed è affine ai luoghi dell'oriente per la sua partecipazione alla fazione solare.

Il terzo triangolo, definito dai Gemelli, dalla Bilancia e dall'Acquario, è costituito da tre segni maschili e, mentre la stella di Marte non vi intrattiene relazione alcuna, le stelle di Saturno e di Mercurio vi hanno attinenza in virtù dei loro domicilii. A questi astri è pertanto assegnato il triangolo: ed in conformità alla fazione, l'astro di Saturno vi predomina di giorno, Mercurio la notte. Ora, il dodecatemorio (2) dei Gemelli inclina verso il circolo estivo, quello della Bilancia verso l'equinoziale, quello dell'Acquario verso l'invernale. In forza della stella di Saturno questo triangolo appare di fatto principalmente subsolano, ma per commistione risulta nordorientale, per la fazione della stella di Giove, la quale è familiare a quella di Saturno in virtù del principio diurno.

Il quarto triangolo, definito dal Cancro, dallo Scorpione e dai Pesci, è assunto dall'astro di Marte che solo sussiste e che in esso ha dominio in virtù dello Scorpione, suo domicilio. Partecipano nondimeno al dominio, per la fazione e la femminilità dei segni, la Luna durante la notte, la stella di Venere durante il giorno. Ora il Cancro piega maggiormente verso il circolo estivo, lo Scorpione verso l'invernale, i Pesci verso l'equinoziale. Questo triangolo appare di fatto essenzialmente occidentale per il dominio dell'astro di Marte e della Luna, ma è sudoccidentale per commistione, in virtù del dominio dell'astro di Venere.
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MessaggioTitolo: Re: ESPRESSIONI DEL "TETRABIBLOS" Claudio Tolomeo   15/07/08, 02:15 pm

Tetrabiblos I, 20 - I confini.


Due sono le principali dottrine riguardo ai confini: l'egizia, che si basa essenzialmente sulla signoria dei domicilii, la caldea, che si fonda sulla signoria dei trigoni. Ma la disposizione egizia, la cui dottrina è generalmente accettata, non rispetta sempre un principio consequenziale né nell'ordine, né nelle quantità singole. In primo luogo, per quanto riguarda l'ordinamento, gli Egizi assegnarono il primo posto ora ai signori dei domicilii, ora a quelli dei trigoni e talora anche ai signori delle elevazioni. Ora, se si fossero effettivamente conformati alla signoria dei domicilii, per quale motivo attribuirono nel segno della Bilancia il primo posto alla stella di Saturno e non a quella di Venere? Perché nel segno dell'Ariete il primo posto alla stella di Giove, piuttosto che a quella di Marte? E se si fossero conformati alla signoria dei trigoni, per quale motivo diedero alla stella di Mercurio il primo posto nel segno del Capricorno e non alla stella di Venere? Ma se avessero seguito l'ordine delle elevazioni, per quale ragione diedero nel segno del Cancro la priorità alla stella di Marte, piuttosto che all'astro di Giove? Infine, se si fossero basati sugli astri che posseggono la maggior parte dei diritti, per quale motivo assegnarono all'astro di Mercurio la priorità nel segno dell'Acquario, ove non detiene che il trigono, anziché all'astro di Saturno, che in quel segno ha domicilio e trigono? Ancora: per quale ragione attribuirono alla stella di Mercurio la priorità nel segno del Capricorno, ove non ha alcun diritto di dominio? Chiunque potrebbe ragionare in simile modo riguardo al resto dell'ordinamento. In secondo luogo anche la quantità dei confini appare priva di alcun principio. Dicono infatti che il numero che proviene dall'addizione dei confini di ogni astro in tutti i segni è in rapporto con il tempo di vita assegnato dall'astro medesimo. Ma ciò non ha alcuna ragione dimostrabile; anche se prestassimo fede al numero di codesta addizione, come ritengono assolutamente gli Egizi, potremmo nondimeno giungere alla medesima addizione scambiando in più modi la quantità dei confini in ciascun segno. Alcuni argomentarono intorno alla presente questione adducendo ragioni speciose e capziose: è infatti falso affermare che i tempi assegnati ad ogni singolo astro in virtù delle ascensioni producono la medesima quantità ad ogni latitudine della terra. In primo luogo essi seguirono il metodo volgare, che si fonda su distanze uniformi dei tempi ascensionali e che si discosta non poco dalla verità; secondo tale metodo pongono che ciascuno dei segni della Vergine e della Bilancia ascenda, al parallelo che attraversa il Basso Egitto, in 38 tempi e un terzo e che i segni del Leone e dello Scorpione ascendano ciascuno in 35 tempi, mentre il calcolo geometrico ci dimostra che questi segni ascendono in più di 35 tempi e la Vergine e la Bilancia in tempi minori. In secondo luogo, coloro che hanno costruito tale teoria mostrano di non aver seguito neppure la quantità dei confini che è stata accettata dai più e sono forzati a mentire. Si servono inoltre di parti frazionali al fine di preservare il loro ordinamento e tuttavia non possono pervenire, come abbiamo detto, alla verità. Questo è nondimeno l'ordinamento dei confini accettato da molti in virtù dell'autorità dell'antica tradizione. Il numero dei confini di ogni astro è il seguente: Saturno 57, Giove 79, Marte 66, Venere 82, Mercurio 76. E la loro somma è di 360 gradi.

Il metodo dei Caldei, se da un lato appare semplice e verisimile, dall'altro non corrisponde appieno alla sequenza della signoria dei trigoni e all'ordine delle quantità. E' nondimeno siffatto che chiunque può facilmente comprenderlo pur senza un diagramma. Nel primo trigono, Ariete, Leone e Sagittario, che ha per loro il medesimo ordinamento trigonico per segni, il primo signore del trigono, la stella di Giove, assume la priorità, in seguito il signore del secondo trigono, la stella di Venere intendo, quindi i signori del trigono dei Gemelli, le stelle di Saturno e di Mercurio, ultimo infine il signore del trigono rimanente, la stella di Marte. Nel secondo trigono, Toro, Vergine e Capricorno, che presenta anch'esso la medesima ripartizione per segni, primo è l'astro di Venere, quindi l'astro di Saturno, poscia quello di Mercurio, in seguito quello di Marte, ultimo quello di Giove. Questo medesimo ordinamento viene osservato anche nei due rimanenti trigoni. Inoltre, dei due signori del medesimo trigono, gli astri di Saturno e di Mercurio intendo, il primo assume in particolare la preminenza nell'ordinamento durante il giorno, il secondo durante la notte. Il modo dell'assegnazione della quantità dei gradi a ciascun astro appare semplice: la quantità dei confini di ogni astro diminuisce di un grado rispetto all'astro che precede, in modo da corrispondere all'ordinamento discendente: ovunque al primo astro assegnarono 8 gradi, al secondo 7, al terzo 6, al quarto 5, all'ultimo 4: in tal modo sono compiuti i 30 gradi di ciascun segno. La somma dei gradi assegnati alla stella di Saturno è nel giorno pari a gradi 78, di notte 66; all'astro di Giove 72; all'astro di Marte 69; all'astro di Venere 75; all'astro di Mercurio 66 nel giorno, 78 nella notte. La somma è di 360 gradi.

Di questi due ordinamenti, l'egizio è maggiormente degno di fede, giacché la tramandazione dei confini da parte degli scrittori egizi è stata ritenuta degna di essere inscritta per la sua utilità; inoltre i gradi dei loro confini concordano generalmente con le natività che essi hanno registrato come esemplari. Non avendo tuttavia questi scrittori fornito alcun chiarimento circa l'ordinamento e le quantità singole, si può verisimilmente nutrire sospetto, incertezza e disaccordo intorno alla loro dottrina.

Ora, ci accadde di ritrovare recentemente un antico manoscritto, in gran parte consunto, contenente una spiegazione naturale e coerente dell'ordinamento e delle quantità dei confini e, inoltre, la descrizione dei gradi nelle geniture riportate e il numero totale dei confini concordava con le registrazioni degli antichi. L'esposizione del libro era assai verbosa e la dimostrazione prolissa ed era il libro mutilo per la sua consunzione e non senza difficoltà potemmo comprendere l'idea generale del suo proposito nonostante la tabella dei confini venisse in nostro aiuto, giacché, essendo posta alla fine del libro, era stata preservata. Ecco tuttavia il principio generale della dottrina dei confini in esso contenuta: per quanto riguarda il loro ordinamento all'interno di ciascun segno vengono prese in considerazione e le elevazioni e i trigoni e i domicilii. Di norma, l'astro che possiede due dominii nel medesimo segno ha la preminenza nell'ordine, pur se fosse un malefico; per contro, ovunque questa condizione non si verificasse, gli astri malefici vengono sempre posti all'ultimo rango, al primo essendo ordinati i signori delle elevazioni, quindi quelli del trigono, poi quelli del domicilio seguendo l'ordine dei segni. Ma gli astri che detengono due dominii nel medesimo segno precedono nell'ordine l'astro che non ne detiene che uno. Nondimeno nel Cancro e nel Leone, domicilii dei luminari, vennero ordinati al primo rango i malefici, giacché ai luminari non sono attribuiti confini e dal canto loro i malefici precedono nell'ordine: nel Cancro l'astro di Marte, nel Leone quello di Saturno; anche in questi segni è preservato l'ordine conveniente. Per quanto riguarda la quantità dei confini, quando non vi è un astro che sia signore in virtù di due prerogative o nel medesimo segno o in quelli seguenti entro lo spazio di un quadrante, allora si assegnano ai benefici, ovvero agli astri di Giove e di Venere, 7 gradi a ciascuno, mentre ad ognuno dei malefici, agli astri di Saturno e di Marte intendo, 5 gradi; quanto all'astro di Mercurio, participiale, 6 gradi, sì da compiere i 30 gradi. Ora, essendovi astri che sempre detengono due diritti - la stella di Venere ad esempio signoreggia da sola il trigono nel segno del Toro, in quanto la Luna non partecipa ai confini - ad ogni astro in tale condizione viene attribuito un grado, sia che presenti tale prerogativa nel medesimo segno, sia nei segni seguenti all'interno del quadrante; e questi astri vengono distinti con un contrassegno. Ora, i gradi aggiunti agli astri che hanno due prerogative sono sottratti dagli astri rimanenti e da quelli che ne hanno una sola, soprattutto dall'astro di Saturno, quindi dall'astro di Giove, a cagione della lentezza del loro moto.

Tetrabiblos I, 23 - Le applicazioni, le deflussioni ed altre virtù


In generale, suole dirsi che gli astri che precedono si applicano a quelli che seguono, mentre gli astri che seguono defluiscono da quelli che precedono, purché non vi sia tra loro un grande intervallo. Siffatta relazione è data sia dalle unioni corporali, sia da una delle configurazioni precedentemente dichiarate. Nondimeno nelle applicazioni e nelle deflussioni per corpo è opportuno considerare la larghezza degli astri, giacché devono essere ammessi solo quei passaggi che si producono nelle medesime direzioni del circolo mediano. Al contrario, nelle applicazioni e nelle deflussioni per figura tale considerazione è superflua, poiché ogni raggio, da qualunque parte provenga, sempre tende al medesimo punto, ovvero al centro della terra.

Da quanto esposto appare evidente che la qualità di ogni astro deve essere ponderata in base alla sua peculiare e naturale condizione specifica, alla caratteristica propria del segno che l'abbraccia, al modo del suo configurarsi al Sole e agli angoli, secondo quanto abbiamo esposto nelle pagine che precedono. E per quanto riguarda la sua forza, quando la stella è orientale ed aumenta il suo moto ha grandissimo vigore, quando è occidentale e diminuisce il suo moto mostra una più debole energia. In secondo luogo, dalla sua posizione rispetto all'orizzonte, giacché quando culmina o si approssima alla culminazione è assai efficace; in seguito quando è sull'orizzonte o in un luogo succedente, soprattutto a quello dell'oriente. Ha invece minor forza quando culmina sotto la terra o è in altro modo configurata con il luogo che sorge. In condizioni diverse la stella è assolutamente priva di forza.
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ESPRESSIONI DEL "TETRABIBLOS" Claudio Tolomeo
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